Rosaleen Norton : poesia, disegno e stregoneria

 

…My home is the house of winds,
With great songs of Space ringing wild in my ears
Whose shouting heart leaps to their tune.
I mock at the shapes, plodding thickly, through lamplight:
stupid and cruel – or kind –
They are alien, Other, I’m touched with uneasiness…
Fear of these human…. and glide away sidelong:
Yet joying in fear, in my stealthy aloofness,
To know they are They and I’m I.
Towers of old cities are spiralling over me, Night-conjured,
rising from Time
And I hear, through the seething of luminous silence –
Secretive, vibrant, the sound of the Solitude –
Calling of others like me
Quietly they come, flitting softly as secrets; light-footed,
velvety, swift…
With eyes gleaming green, lambent flame of the Opal.
Kindred… we signal our quick recognition.
I am I … but I know we are we
Panther of silence; god of Night; Lord of the wild inhuman
stars:
You are my own; teeming soul of solitude.
Here is no loneliness, secret Master –
You, Dark Spirit are with me.

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Kazuki Takamatsu: l’arte cristallizzata in strani sogni

Takamatsu nasce nel 1978 a Senday City, capitale del distretto di Miyagi nell’isola di Honshu , la più grande isola del Giappone, dove si  laurea alla Tohoku University di Arte e design nel 2002. Auto-definitosi fantasista, pittore e scultore, per le sue opere si serve di un geniale mix tra tecnica tradizionale e moderna . Ispirandosi alla tecnica del guazzo o gouache, tecnica già utilizzata e praticata in Europa sin dal 1500 che prevede l’impiego di un tipo di pigmento che ha la stessa natura della tempera, ma che è reso leggermente più consistente con l’integrazione di gesso o biacca insieme ad un composto di gomma arabica,  Takamatsu  ne  utilizza un’altra  che si chiama  invece distanfeerism : utilizza il gouache aggiungendovi  il colore bianco, zinco e china  per ottenere un risultato dall’effetto opaco e coprente molto simile a quello della grafica 3D.  Continua a leggere

La petite mort : la forza drammatica dell’ombra

Nella nostra giungla urbana sterilizzata i nostri cervelli si sono iper-sviluppati, mentre i nostri corpi hanno perso il contatto con le sensazioni fisiche. Non siamo più coscienti di cosa significhi essere vivi. Le città non rappresentano il mondo. Non sono altro che barche senza timone che fluttuano nel mare della natura… Escluderci dal contesto della morte ci porta a esserne in contatto in modo precario, senza un appropriato senso di rispetto e di timore reverenziale.” (Shinya Tsukamoto )

Daniel Sabater y Salabert - La Cocaína (1932)

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Joseph Apoux – Arte e Provocazione

Joseph Apoux , artista francese, pittore ed incisore, operante soprattutto negli anni  1880-1910, è  particolarmente rinomato per le sue incisioni osé a chiaro sfondo sessuale. Il suo  “alfabeto”  pornografico (risalente circa al 1880) , la sua opera più nota ai tempi fu posta a censura dal clero perchè ritenuta blafema . Apoux ha partecipato alla Exposition Internationale de L’Blanc et Noir nel 1886. Le sue opere, apprezzatissime da intenditori dell’arte che lo giudicarono moderno e raffinatissimo per la tecnica utilizzata nel disegno(acquaforte e punta secca ) , sono vissute in luoghi segreti detenute da collezionisti per anni e fatte conoscere solo intorno agli anni 60′ con la rivoluzione sessuale. Questo gruppo di suggestive immagini risale a poco prima della fine del secolo ed è tipica delle preoccupazioni estetiche del tempo  in cui l’arte si intreccia con il sesso, la morte e il bizzarro.

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Facce d’arte: I confini dei volti

Qualsiasi essere amato – anzi, in una certa misura qualsiasi essere – è per noi simile a Giano: se ci abbandona, ci presenta la faccia che ci attira; se lo sappiamo a nostra perpetua disposizione, la faccia che ci annoia. 

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, 1913/27

I confini segnano il limite di uno spazio. Il limite del confine segna un profilo che è traguardo, uno stare dentro, un” essere”, un’appartenenza, un “sentirsi “, un ” abitato”;  tutte cose che si fondano su cultura , esperienza soggettiva sensibile,  inesauribilità e mistero del senso. In questo senso ogni spazio seppur circoscritto detiene la proprietà di esplorazione potenziale infinita. Volendo dunque seguire questo presupposto, nell’analizzare una piccolissima parte di opere artistiche inerenti il volto , è più che evidente  che di fatto, l’arte moderna sembra voler trascendere più che mai da un concetto propriamente finito di “volto-territorio noto” , come quello rinvenibile nell’estetica classica,  e sancire invece la sua ascesa verso un’area mobile e illimitata ;  uno spazio detenuto in un confine ovvero, che come una membrana elastica  lascia  assorbire  tutti i discorsi possibili su di esso,  rinunciando quindi non solo a regole e certezze, ma anche ad armoniche e rassicuranti rappresentazioni. Albert Camus nei suoi quaderni scrisse : Non posso vedere un quadro moderno senza rallegrarmi per la scomparsa della faccia “, ma a mio avviso nella dimensione della concezione dell’arte che va dai primi del 900′  al nostro secolo,  si evince che la produzione artistica e quel suo assumere una sfumatura prettamente metamorfica, abbia voluto fortemente  l’esplosione  fuori da tutti i confini allo scopo di avventurarsi per territori sconosciuti agendo così dal profondo della forma e del sentire umano per affermare  le sue smisurate capacità di interpretazione della molteplicità di costume e realtà intime e storico-sociali. I volti nell’arte oggi costituiscono così un emblema della trascendenza culturale, antropologica e sociale del nostro tempo, in cui propriamente il viso diventa simbolo della condizione umana, del costume, del ricordo, del sentire, dello stare, del concepire; esso ovvero oggi acquista attraverso  la dimensione artistica la  più ampia e capace disposizione a pensare il mondo in termini di contrasto:  incanto-disincanto , mitizzazzione- demitizzazione, interpretando e rivelando il substrato complesso che al tempo stesso è chiamato, per vocazione ed autenticità, a custodire.

Graham Dean Continua a leggere

L’incredibile frivolezza dell’anima : Giovanni Boldini ( 1842 – 1931)

“Il pittore aveva saputo immortalare il moto delle ore nell’attimo luminoso in cui la donna aveva sentito caldo e aveva smesso di danzare, in cui l’albero era avvolto da un alone d’ombra, in cui le vele sembravano scivolare su uno smalto dorato. Ma, proprio perché l’attimo gravava su di noi con tanta forza, quella tela così fissata nel tempo dava l’impressione d’un’estrema fuggevolezza, si sentiva che presto la donna se ne sarebbe andata, le barche sarebbero sparite, l’ombra si sarebbe spostata; che la notte stava per scendere e il piacere per finire; che la vita passa e gli attimi, mostrati contemporaneamente con tutte le luci che vi si fondono, non si recuperano più”   M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Milano, Mondadori, “Meridiani”, vol . II, 1986, p. 714

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Conversazione con Francis Bacon

 

 

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” …la mia pittura è soprattutto di istinto. E’ un’istinto, un’intuizione che mi spinge a dipingere la carne dell’uomo come se si spandesse fuori dal corpo, come se fosse la propria ombra. Io la vedo così. L’istinto è mescolato alla vita. Io cerco di avvicinare il più possibile a me l’oggetto, e amo questo confronto con la carne, questa autentica escoriazione della vita allo stato bruto. ”        Francis Bacon Continua a leggere

Degenerare humanum est : Hitler artista degenere e l’arte degenerata

S. Dalì - L'enigma di Hitler

S. Dalì – L’enigma di Hitler

“Sono certo che pochi anni di governo politico e sociale nazionalsocialista porteranno ricche innovazioni nel campo della produzione artistica e grandi miglioramenti nel settore rispetto ai risultati degli ultimi anni del regime giudaico.
(…) Per raggiungere tale fine, l’arte deve proclamare imponenza e bellezza e quindi rappresentare purezza e benessere. Continua a leggere